Il mercato al dettaglio plant-based in Italia raggiunge i 669 milioni di euro

L’analisi del Good Food Institute Europe: nel 2025 sono cresciuti i volumi, le vendite unitarie e il valore di vendita di cinque categorie di prodotti a base vegetale. Le alternative a carne e latte si consolidano, mentre continua la crescita a doppia cifra dei formaggi plant-based.

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9 giugno 2026

Family shopping in supermarket

La nuova analisi del centro studi non profit The Good Food Institute Europe sulla base dei dati Circana, mostra che il mercato al dettaglio dei prodotti a base vegetale italiano (alternative a carne, latte, formaggio, yogurt e panna) continua a crescere. Nel 2025:

L’8,5% del latte venduto nel 2025 era a base vegetale

Latte e bevande a base vegetale si confermano la categoria trainante del comparto plant-based  italiano (342 milioni di euro), pari al 51% del valore complessivo delle vendite.

Nel 2025, le opzioni vegetali hanno generato l’11,8% del valore totale delle vendite al dettaglio di latte in Italia e l’8,5% dei volumi, confermandosi come una categoria sempre più vicina al largo consumo, nonostante un prezzo medio ancora superiore del 45% rispetto al latte di origine animale. I prodotti private label hanno conquistato in questa categoria una quota più elevata rispetto ad altri segmenti plant-based, a conferma della crescente maturità del mercato.

Tra le diverse tipologie, avena e mandorla continuano a crescere (rispettivamente con volumi +18% e +12% su base annua), mentre le bevande a base di soia calano leggermente (-2% dei volumi tra 2024 e 2025).

Le alternative vegetali alla carne si consolidano

Le alternative vegetali alla carne si confermano la seconda categoria più rilevante del mercato plant-based italiano, rappresentando il 35% del valore complessivo delle vendite nel 2025 (234 milioni di euro).

Il volume delle vendite della categoria è cresciuto del 4,1%, in rallentamento rispetto al +16,3% registrato nel 2024, ma comunque mostrando un trend positivo, in un contesto di mercato più maturo e di consumatori attenti a qualità, gusto e valore nutrizionale.

Il mercato continua a gravitare intorno ai burger vegetali, che nel 2025 hanno rappresentato quasi il 60% dei volumi di vendita della categoria. Tra il 2023 e il 2025 il prezzo medio al chilogrammo è diminuito del 3%, contribuendo a migliorare l’accessibilità di questi prodotti.

Crescono anche tofu, tempeh e seitan (+24% di volume nel 2025), sostenuti da prezzi più competitivi. Tuttavia, i prodotti come burger, salsicce, affettati e cotolette mantengono una dimensione di mercato molto maggiore, con volumi di vendita ancora 4,3 volte superiori rispetto a tofu, tempeh e seitan, confermando il forte appeal di questi prodotti.

Le altre categorie: formaggi, yogurt e panna

Le alternative vegetali al formaggio continuano a registrare una crescita a doppia cifra, con un aumento del 15,6% dei volumi di vendita nel 2025, a testimonianza di una dinamica positiva in una categoria ancora emergente.

Nonostante una quota di mercato ancora limitata (0,3% del volume totale dei formaggi vegetali e animali), emergono segnali interessanti sulla struttura dell’offerta. Crescono infatti i prodotti private label (71%, contro il +6% dei prodotti di marca), anche grazie a un prezzo inferiore, ma i prodotti di marca continuano a dominare oltre i tre quarti del mercato, suggerendo un ruolo ancora decisivo di gusto, consistenza e qualità percepita. 

Nel segmento degli yogurt vegetali, i volumi di vendita sono rimasti stabili, a indicare una fase di consolidamento della categoria, mentre i volumi di panna vegetale hanno mostrato segnali di ripresa (+2,9%) dopo la flessione del 2024.

Il futuro del plant-based italiano si gioca su gusto e prezzo 

L’ecosistema italiano dei prodotti a base vegetale conta oltre 40 aziende ed è caratterizzato da una forte eterogeneità: dai grandi gruppi alimentari che hanno sviluppato linee dedicate per la grande distribuzione, fino a una rete di PMI e realtà specializzate, spesso orientate a produzioni artigianali, ingredienti biologici e materie prime selezionate.

Ilaria Bertini, portavoce per l’Italia del Good Food Institute Europe, ha commentato: “Le recenti tensioni commerciali, l’aumento dei costi energetici e la crescente pressione sulle filiere agroalimentari mostrano l’importanza strategica di diversificare l’approvvigionamento di proteine per costruire un modello più stabile, in grado di rispondere meglio alle sfide economiche e ambientali e di garantire una maggiore sicurezza alimentare.

“Gli italiani stanno già ampliando le proprie scelte alimentari, anche se restano alcuni ostacoli legati all’accessibilità economica e al gusto. Per accompagnare questa evoluzione in modo equilibrato lungo tutta la filiera alimentare, è fondamentale mettere a sistema competenze, ricerca e capacità produttiva, creando maggiori sinergie tra agricoltura e industria e investendo nell’innovazione.”  

Secondo una recente analisi,  un settore italiano delle proteine alternative potrebbe generare 10 miliardi di euro di valore aggiunto e creare circa 31.000 posti di lavoro, aprendo nuove opportunità lungo tutta la filiera e riducendo la dipendenza dalle importazioni.

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