Carne coltivata

Cos’è, come si ottiene e perché potrebbe aiutarci a diversificare il nostro sistema alimentare.

Ivy Farm cultivated meatballs
Foto da: Ivy Farm
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Che cos’è la carne coltivata?

La carne coltivata è prodotta a partire da cellule animali e punta a riprodurre la carne di manzo, maiale, pollo e pesce che mangiamo oggi. Le cellule crescono in bioreattori — strutture simili ai fermentatori utilizzati nei birrifici — e vengono poi combinate con ingredienti vegetali per ottenere prodotti finali identici alla carne tradizionale.

Perché ‘coltivare la carne’?

Secondo le stime attuali, la carne coltivata potrebbe richiedere meno risorse naturali e generare un impatto ambientale significativamente inferiore: meno emissioni, meno uso di suolo, meno deforestazione, meno pressione sulla biodiversità e sulle riserve idriche.

Uno studio peer-reviewed di CE Delft – il primo in assoluto basato su dati provenienti da aziende produttrici di carne coltivata – ha rilevato che, rispetto all’allevamento, la carne coltivata potrebbe:

  • Ridurre l’impatto climatico della carne fino al 92%.
  • Ridurre l’inquinamento atmosferico fino al 94%.
  • Utilizzare fino al 90% in meno di suolo.

I cibi coltivati sono inoltre prodotti in ambienti controllati e sterili, senza ricorrere ad antibiotici e con un rischio notevolmente ridotto di malattie zoonotiche e di contaminazioni alimentari — un vantaggio concreto per la salute pubblica in un momento in cui la resistenza antimicrobica è una delle principali minacce globali.

Come viene prodotta la carne coltivata?

La coltivazione della carne è simile alla coltivazione di piante da talea in una serra, che fornisce calore, terreno fertile, acqua e nutrienti. Questo metodo di produzione si basa sul naturale processo di crescita cellulare, ma in un ambiente più efficiente. Attraverso questo processo vengono sviluppati ingredienti come grasso o carne macinata, che possono essere mescolati con ingredienti di origine vegetale per ottenere prodotti finali simili a quelli a base di carne convenzionale.

Quando sarà disponibile in Europa la carne coltivata?

Dal momento che parliamo di un’industria emergente, i primi prodotti disponibili in Europa saranno probabilmente ingredienti come il grasso coltivato — capace di migliorare il sapore e la consistenza delle alternative vegetali — o prodotti che contengono piccole quantità di cellule coltivate.

A partire dalla metà del 2023, diverse aziende hanno avviato le procedure per ottenere l’approvazione alla vendita nell’UE, in Svizzera e nel Regno Unito. Le autorità stanno conducendo valutazioni approfondite sulla sicurezza e sul valore nutrizionale di questi prodotti, che possono richiedere diversi anni.

La carne coltivata è già stata approvata per la vendita a Singapore, negli Stati Uniti e in Australia, dove è stata sottoposta a rigorosi processi regolatori — un segnale che questa innovazione può svolgere un ruolo concreto in un sistema alimentare più sicuro e sostenibile. Resta però ancora lontana dalla commercializzazione su larga scala e richiede investimenti significativi in ricerca e infrastrutture.

In Italia, dal 2023 è in vigore una legge che vieta la produzione e la vendita di carne coltivata. La norma è stata approvata prima di essere sottoposta all’esame della Commissione europea nell’ambito della procedura TRIS, e per questa ragione rimane attualmente inapplicabile.

Come possiamo sostenere la carne coltivata in Europa?

Il primo hamburger di manzo coltivato al mondo è stato presentato a Londra nel 2013. Da allora, le startup europee hanno compiuto progressi significativi — ma per trasformare questa tecnologia in una soluzione accessibile e scalabile, gli investimenti privati non bastano.

La ricerca pubblica può fare ciò che il mercato da solo non può: abbattere le barriere scientifiche condivise e creare le condizioni affinché l’intera filiera si sviluppi. Secondo un’analisi di Systemiq, con le giuste politiche e gli investimenti, l’Europa potrebbe costruire un settore capace di generare occupazione qualificata e valore economico su larga scala, contribuendo al contempo alla transizione verso un sistema alimentare più sostenibile.

I governi che vogliono rafforzare la sicurezza alimentare, sostenere l’innovazione e raggiungere gli obiettivi climatici hanno a disposizione uno strumento concreto: finanziare la ricerca su proteine alternative, carne coltivata e fermentazione di precisione.


Perché si chiama carne coltivata?

Negli anni sono stati usati termini molto diversi per descrivere la carne ottenuta da cellule animali: “carne senza macellazione”, “carne prodotta in laboratorio”, “carne sintetica”. Nessuno di questi è del tutto accurato.

In Italia il termine a lungo utilizzato è stato “carne sintetica” — che è anche il più fuorviante. La sintesi chimica consiste nella creazione di molecole mediante reazioni chimiche artificiali. La carne coltivata funziona in modo completamente diverso: si preleva un campione di cellule animali e lo si lascia moltiplicare in un ambiente controllato, replicando lo stesso processo biologico che avviene naturalmente nel corpo di un animale. Non è più “sintetico” di quanto lo sia lo yogurt.

Anche “prodotta in laboratorio” non rende giustizia al processo. Ogni alimento che conosciamo, dalla birra al pane, nasce in qualche forma di ambiente controllato: non per questo lo chiamiamo “sintetico” o “da laboratorio”.

La carne coltivata cresce in bioreattori, strutture simili ai fermentatori di un birrificio, non in una provetta, attraverso un processo simile alla coltivazione delle piante in una serra, in cui le talee ricevono calore, terreno fertile, acqua e sostanze nutritive che le aiutano a crescere. Il bioreattore è l’ambiente in cui cresce la carne coltivata, che facilita lo stesso processo biologico che avviene all’interno di un animale, fornendo calore e gli elementi di base necessari per costruire i muscoli: acqua, proteine, carboidrati, grassi, vitamine e minerali.

Nel 2019, GFI ha adottato questa terminologia a seguito di un’ampia ricerca volta a individuare un termine neutro e comprensibile. Uno studio pubblicato da GFI Europe nel 2022 — basato su analisi dei media, sondaggi rappresentativi e focus group — ha confermato che “carne coltivata” è la terminologia più appropriata anche in tedesco, francese, spagnolo e italiano.

Se la carne coltivata può contribuire ad affrontare la crisi climatica, proteggere la salute pubblica e ripristinare gli ecosistemi, i consumatori devono poterla conoscere e valutare con informazioni accurate. Usare una terminologia corretta è il punto di partenza.

Qui puoi trovare le risposte alle domande più frequenti sulla carne coltivata.

Foto da: Upside foods

La scienza della carne coltivata

Per accelerare lo sviluppo della carne coltivata, la ricerca deve ancora fare progressi su più fronti: dalla messa a punto di strumenti specifici per coltivare le cellule di diverse specie animali, all’ottimizzazione dei bioreattori e dei terreni di coltura, fino alla comunicazione ai consumatori.

Scopri la tecnologia alla base della carne coltivata e le aree prioritarie della ricerca, con l’obiettivo di rendere il sistema alimentare più sostenibile, sicuro ed equo.

Il settore della carne coltivata

Il settore della carne coltivata in Europa cresce rapidamente, con aziende che producono di tutto, dagli hamburger di manzo al foie gras. A partire dalla metà del 2023, diverse realtà hanno presentato richieste di approvazione per vendere carne e ingredienti coltivati, come il grasso, nell’UE, in Svizzera e nel Regno Unito.

Il settore, però, è ancora lontano dalla commercializzazione su larga scala. Perché la carne coltivata possa diventare accessibile a tutti — non solo come ingrediente, ma anche come prodotto finito — sono necessari investimenti pubblici significativi in ricerca e infrastrutture. È una condizione essenziale per trasformare un’innovazione promettente in una soluzione concreta per il clima, il benessere animale e la sicurezza alimentare.

Foto da: Aleph Farms
Blue Nalu cultured fish

Politiche per la carne coltivata

Perché la carne coltivata possa contribuire davvero alla transizione verso un sistema alimentare più giusto e sostenibile, occorrono politiche pubbliche ambiziose: finanziamenti alla ricerca, percorsi regolatori basati sulle evidenze scientifiche e norme di etichettatura chiare e trasparenti.

GFI Europe si impegna affinché le politiche europee riflettano le evidenze scientifiche e l’interesse pubblico e affinché le innovazioni più promettenti per il clima, la salute e il benessere animale abbiano la possibilità di affermarsi.

Risorse per i media

Dati, statistiche e FAQ: tutto ciò che c’è da sapere sulla carne coltivata in Europa. 

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