Traguardo per i “novel food”: una nuova micoproteina ottiene l’approvazione in UE

Per la prima volta dalla nascita del regolamento sui Novel Foods, alla fine degli anni Novanta, l’Unione Europea ha autorizzato un ingrediente a base di micelio intero.

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19 giugno 2026

Foto: The protein Brewery

A ottenerla è stata The Protein Brewery, startup olandese, che potrà commercializzare Fermotein — una micoproteina ricavata dai filamenti del fungo R. pusillus tramite fermentazione della biomassa — a partire dal terzo trimestre del 2026.

La notizia vale per sé. Ma vale anche come cartina di tornasole: dall’invio del primo dossier all’approvazione finale sono trascorsi sei anni. Nel frattempo, lo stesso prodotto era già stato autorizzato negli Stati Uniti e a Singapore nel 2024. È una distanza che solleva interrogativi sulla capacità dell’Europa di accompagnare l’innovazione alimentare alla velocità che il sistema – e il pianeta – richiedono oggi.

Come si produce questa micoproteina e perché è un “novel food”?

Questo nuovo ingrediente viene prodotto tramite fermentazione della biomassa, proprio come le micoproteine già disponibili in Europa (ad esempio nei prodotti venduti con il nome Quorn nel Regno Unito). La differenza è che è la prima a impiegare un nuovo tipo di fungo filamentoso: una specie chiamata R. pusillus. Sebbene l’uso di questo fungo in ambito alimentare non sia nuovo (è presente naturalmente in alimenti fermentati tradizionali ed è stato a lungo utilizzato per produrre enzimi impiegati nella lavorazione del formaggio), ciò che è nuovo è il suo impiego come ingrediente principale.

Il processo di fermentazione è simile a quello della birra e produce un ingrediente ricco di proteine complete e fibre alimentari, che contiene anche vitamine e minerali importanti. Le applicazioni previste in Europa riguardano i prodotti lattiero-caseari vegetali (dove migliora il profilo nutrizionale), le farine e la nutrizione sportiva o personalizzata.

Sul fronte della sostenibilità, uno studio della Wageningen University & Research, commissionato da The Protein Brewery, indica che Fermotein richiede da cinque a trenta volte meno acqua e da cinque a venti volte meno suolo per chilo di proteina prodotta rispetto ai latticini convenzionali. Si basa inoltre su filiere più corte rispetto a quelle dell’allevamento industriale.

Sicurezza alimentare e resilienza

Per capire perché questa approvazione conta al di là del singolo prodotto, è utile esaminare la struttura del sistema proteico europeo.

Oggi il settore agroalimentare dell’UE dipende per il 66% dalle importazioni di mangimi proteici. L’autosufficienza nella farina di soia è al 4%. In un contesto di cambiamento climatico e catene di approvvigionamento sempre più fragili, questa dipendenza è un rischio concreto. Diversificare le fonti proteiche è quindi, prima di tutto, una questione di resilienza: non significa sostituire l’agricoltura tradizionale, ma affiancarvi opzioni che rendano il sistema meno esposto agli shock esterni. Le micoproteine, le proteine da fermentazione, le proteine vegetali di nuova generazione sono alcune di queste opzioni.

È una sfida che non è esclusiva dell’Europa: la leadership nella diversificazione delle proteine rappresenta un’opportunità internazionale, grazie alle istituzioni accademiche di livello mondiale e ai ricercatori all’avanguardia presenti nel nostro continente. Un’analisi recente condotta da Systemiq stima che, con il giusto supporto e investimento, le proteine alternative potrebbero contribuire per 111 miliardi di euro all’economia UE ogni anno entro il 2040 e sostenere 414.000 posti di lavoro, il 16% dei quali nell’agricoltura a seminativo.

Perché l’efficienza regolatoria serve a tutti 

Quando si parla di rendere più efficiente il percorso di approvazione dei novel food, è facile fraintendere l’obiettivo. Non si tratta di abbassare gli standard di sicurezza — le normative europee sono tra le più rigorose al mondo, ed è giusto che lo rimangano – ma di ridurre le attese che non derivano dalla complessità scientifica, bensì da colli di bottiglia organizzativi e da incertezze procedurali evitabili.

Ogni anno di ritardo non rimanda solo il momento in cui un consumatore può acquistare un prodotto sullo scaffale. Rimanda anche la costruzione delle infrastrutture produttive, lo sviluppo delle filiere locali, le decisioni di investimento in ricerca. Gli effetti si propagano a monte e a valle dell’approvazione, e il loro costo ricade sulla capacità collettiva di rispondere alle sfide alimentari che già abbiamo davanti.

Se l’incertezza sui tempi si consolida come norma, ricercatori e startup europee tenderanno a orientarsi verso sistemi regolativi più prevedibili, come effetto di una gestione razionale del rischio d’impresa. E con loro si sposterebbe anche una parte del potenziale che l’Europa ha già sviluppato in questo ambito. Ciò significherebbe perdere i benefici ambientali, sanitari, economici e di sicurezza alimentare della diversificazione proteica, semplicemente perché manca lo spazio per crescere localmente.

La buona notizia: il problema è risolvibile

L’EFSA svolge un lavoro tecnicamente complesso su risorse che non sono cresciute in misura proporzionale al numero e alla varietà delle domande che riceve. Aumentare le capacità dell’autorità è una condizione necessaria, ma non è l’unica leva.

Linee guida di prevalutazione più aggiornate e specifiche per ogni tecnologia permetterebbero ai richiedenti di presentare dossier più completi fin dal primo invio, riducendo i cicli di richiesta di informazioni integrative. La possibilità di accedere a consulenze scientifiche preliminari da parte di EFSA, prima ancora della presentazione formale del dossier, consentirebbe alle imprese di progettare studi più solidi e all’autorità di anticipare le tendenze, sviluppare competenze specifiche e rendere più fluide le valutazioni successive.

Un altro strumento da esplorare è quello delle regulatory sandbox: ambienti controllati in cui regolatori e innovatori possono raccogliere dati pratici su tecnologie nuove, in condizioni supervisionate e senza deroghe ai requisiti di sicurezza. Quando un prodotto come Fermotein arriva a valutazione, i regolatori si trovano spesso a valutare una tecnologia per la prima volta. Le sandbox permettono di costruire conoscenza condivisa prima che la valutazione sia formalmente aperta — riducendo l’incertezza per entrambe le parti.

L’arrivo di Fermotein sul mercato europeo è uno dei pochi casi di approvazione di una nuova proteina finora. Ma se l’Europa vuole costruire la propria sovranità proteica, raggiungere gli obiettivi climatici e cogliere il potenziale economico della diversificazione proteica, un processo di approvazione della durata di sei anni non può diventare lo standard. L’Europa dispone delle competenze scientifiche, dell’ecosistema imprenditoriale e della domanda sociale per assumere una leadership nella diversificazione proteica. Il regolamento sui Novel Foods offre già un quadro di valutazione della sicurezza tra i più solidi al mondo. La sfida è farlo operare alla velocità che il sistema alimentare oggi richiede, per non arrivare in ritardo nello sviluppo di soluzioni che abbiamo già in mano.