La diversificazione proteica

Un sistema alimentare per il futuro

I cittadini europei vogliono un sistema alimentare sostenibile, sicuro e giusto. 

I governi, a loro volta, hanno fissato obiettivi ambiziosi volti a ridurre le emissioni di gas serra e promuovere un’agricoltura sostenibile, e la diversificazione proteica sarà essenziale per raggiungerli. 

Sappiamo che il nostro attuale sistema alimentare deve cambiare, ma allo stesso tempo è difficile rinunciare ai nostri cibi preferiti.

Gusto, prezzo e accessibilità sono infatti elementi non negoziabili per la maggior parte di noi quando decidiamo cosa mangiare, e al momento le opzioni più sostenibili non soddisfano queste esigenze.

Per questo motivo, il Good Food Institute Europe sostiene la ricerca, le politiche e gli investimenti necessari per rendere le proteine alternative deliziose, convenienti e facilmente reperibili.

Diversificando l’approvvigionamento proteico europeo per includere opzioni come le carni vegetali e coltivate, potremmo continuare a mangiare i cibi che amiamo. Allo stesso tempo avremmo la possibilità di migliorare la sicurezza alimentare, raggiungere gli obiettivi climatici e sostenere un’agricoltura più resiliente e sostenibile.

Cosa sono le proteine alternative?

Le proteine alternative (o complementari) comprendono tre “pilastri” a seconda del modo in cui vengono prodotte: quelle di origine vegetale, quelle derivate dalla fermentazione, prodotte da funghi e microrganismi, e quelle coltivate, prodotte da cellule animali.

Consulta le pagine seguenti per saperne di più.

Prosciutto vegetale sulla pizza
Foto da: Vegfather
Carne coltivata
Foto da: Mosa Meat
Foto da: Onego Bio

Il potenziale delle proteine alternative

Il cambiamento climatico

Secondo una ricerca dell’Università di Oxford, il mondo non può raggiungere gli obiettivi climatici senza abbandonare l’allevamento industriale. Tuttavia, in Europa il consumo di carne sta aumentando.

L’allevamento animale causa il 20% delle emissioni globali di gas serraequivalenti a tutti gli aerei, i camion, le auto, i treni e le navi della Terra. Finora, però, le proteine alternative hanno ricevuto solo una frazione degli investimenti pubblici e privati rispetto ad altre innovazioni come le auto elettriche e le energie rinnovabili.

In Italia, i segni del cambiamento climatico e il loro impatto sulla produzione di prodotti italiani famosi in tutto il mondo stanno diventando sempre più problematici. Ne è un esempio la condizione drammatica del fiume Po che nel 2022 ha segnato la più grave siccità da quando sono iniziate le registrazioni due secoli fa.

Il passaggio alla carne vegetale e coltivata potrebbe ridurre le emissioni climatiche di circa il 92% rispetto all’allevamento convenzionale, consentendo alle persone di mangiare cibi a loro familiari senza peggiorare la crisi climatica.

Perdita di biodiversità

L’Europa occidentale è una delle regioni più impoverite dal punto di vista naturale al mondo.

Secondo il Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC), il 37% della terra globale libera dai ghiacci è utilizzata come pascolo per gli animali da allevamento.

I maestosi e variegati paesaggi italiani – sia terrestri che marini – sono tra i più ricchi di biodiversità in Europa, ma sono sempre più minacciati dai cambiamenti climatici, dalla pesca eccessiva e dall’allevamento animale intensivo.

La produzione di carne coltivata potrebbe utilizzare fino al 90% di terreno in meno rispetto all’allevamento convenzionale, e la carne di origine vegetale può utilizzare fino al 99% di suolo in meno. Le proteine alternative possono quindi liberare spazio per ripristinare gli habitat e fare spazio a metodi di allevamento più rispettosi della natura.

Il Mediterraneo è il mare più sfruttato al mondo: il 75% dei suoi stock ittici è sovrasfruttato, e la produzione attuale rimane al doppio del volume sostenibile scientificamente consigliato. Questo mette i nostri ecosistemi unici a rischio di collasso.

La pesca è anche la maggiore fonte di inquinamento da plastica negli oceani, un altro enorme problema per gli ecosistemi mediterranei che ogni anno uccide migliaia di balene, delfini, foche e tartarughe.

I sostituti vegetali e coltivati dei prodotti ittici possono ridurre la pressione su questi ecosistemi, in quanto possono essere prodotti in modo da evitare la distruzione degli habitat marini e inquinare meno.

Sicurezza alimentare

I recenti shock globali hanno dimostrato la necessità urgente di rafforzare la resilienza delle filiere agroalimentari e di rafforzare la sovranità alimentare europea.

Si prevede che la domanda globale di carne crescerà di almeno il 52% entro il 2050. L’Europa destina già il 45% di tutti i raccolti che produce agli animali e utilizza la metà dei terreni agricoli per la zootecnia. L’UE è anche il secondo importatore mondiale di prodotti ittici – e dipende per oltre due terzi dai prodotti ittici importati. In un mondo sempre più incerto, abbiamo bisogno di un sistema più resiliente ed efficace.

Le carni vegetali e coltivate potrebbero produrre cibo utilizzando fino al 90% di terra in meno, e la fermentazione può produrre proteine da colture che altrimenti andrebbero sprecate. Anche un modesto spostamento verso proteine alternative potrebbe consentire al 21% dei terreni agricoli nazionali di passare all’agricoltura agroecologica, oppure essere utilizzato per incrementare la produzione alimentare nazionale o ripristinare gli habitat naturali.

Tutela della salute pubblica

Diversificare l’approvvigionamento proteico in Europa è essenziale per affrontare le sfide globali della salute pubblica, come le malattie legate all’alimentazione, i cambiamenti climatici, la resistenza antimicrobica e il rischio di pandemie.

Gli studi sulle proteine alternative suggeriscono che queste potrebbero ridurre il rischio delle principali cause di morte, come le malattie cardiache e il cancro all’intestino, oltre a migliorare la salute intestinale e ad aiutare le persone a mantenersi in salute.

Le proteine alternative, come la carne di origine vegetale, possono offrire ai consumatori opzioni convenienti e facili da incorporare nella loro transizione verso una dieta più sana, insieme alle iniziative esistenti per migliorare la disponibilità e l’accessibilità economica degli alimenti integrali di origine vegetale.

Le proteine alternative possono anche essere prodotte senza antibiotici – e quindi possono contribuire a ridurre il rischio di resistenza antimicrobica, che secondo le stime causa 133.000 morti all’anno in Europa.

L’utilizzo di animali per l’alimentazione è un fattore chiave delle pandemie. Opzioni come la carne vegetale e coltivata possono contribuire a ridurre il rischio di pandemie perché possono essere prodotte senza allevare animali.

Il potenziale europeo

L’Europa è il più grande mercato al mondo per la carne di origine vegetale e il luogo di nascita della carne coltivata.

Con obiettivi climatici ambiziosi, cinque delle più rinomate università del mondo e molte economie globali, ha la possibilità di diventare un leader mondiale nelle proteine alternative.

Ma mentre Paesi come gli Stati Uniti, Cina, Singapore e Israele hanno fatto investimenti importanti, l’Europa rischia di rimanere indietro.

Il GFI Europe sta lavorando per garantire che la regione colga l’opportunità di creare posti di lavoro, affrontare il cambiamento climatico e nutrire una popolazione in crescita con proteine alternative prodotte nel continente.

Map of Europe, where the Good Food Institute Europe operates

Risorse

Ricerca scientifica

Scopri di più sulla scienza che sta alla base della carne vegetale e coltivata e della fermentazione. Esplora i progetti di ricerca, le opportunità di finanziamento e gli strumenti open-access.

Policy

Scopri come le carni vegetali e coltivate possono aiutare i governi ad affrontare problemi come il cambiamento climatico e la resistenza agli antibiotici.

Industria

Opportunità e consulenze sulla produzione e la vendita di carne vegetale e coltivata.

Media

Media

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GFI Europe team
Photo credit: Barbara Evripidou/FirstAvenuePhotography.com

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